Chiostro riaperto entro fine settembre

Sull’inserto mensile Emmaus che la diocesi di Macerata pubblica su “Avvenire” il terzo martedì del mese, il 18 settembre è ospitata un’intervista di Tiziana Tiberi all’ingegner Gianfranco Ruffini, consulente tecnico della Fondazione Giustiniani Bandini, nella quale, tra l’altro, si fa il punto sulla situazione dell’abbazia di Fiastra, annunciando la prossima riapertura, previa messa in sicurezza, del chiostro. Riproduciamo qui di seguito questa parte dell’intervista.

Quindi, da consulente della Fondazione Giustiniani Bandini, conferma buone notizie per l’Abbazia di Fiastra?

Credo che entro questo mese riapriremo alle visite il chiostro e una parte dei musei; si potrà guardare dentro la sala del Capitolo e probabilmente si potrà accedere anche al giardino del palazzo principesco. Si è trattato di un’operazione delicatissima, perché abbiamo dovuto controllare meticolosamente tutte le strutture per verificare che effettivamente la sicurezza sia massima. Vi è stato un impegno forte della Fondazione, in accordo con gli Uffici Ricostruzione, in particolare col direttore Cesare Spuri che ha partecipato personalmente ad alcuni rilievi. È poi già in corso la progettazione generale complessiva, moto articolata.

Quali lavori sono stati eseguiti finora?

Abbiamo messo in sicurezza, proteggendoli, l’ingresso al chiostro, il passaggio dal chiostro al museo, i musei. I visitatori potranno quindi tornare in piena sicurezza in questi ambienti.

Come vengono finanziati i lavori?

Per il progetto di messa in sicurezza le spese sono anticipate dalla Fondazione; i costi generali saranno finanziati dallo Stato col meccanismo della cessione del credito di imposta. L’ordinanza che fa riferimento agli edifici privati di uso pubblico diversi dalla destinazione residenziale e produttiva, qual è l’abbazia, è uscita da pochissimo tempo e noi ci siamo mossi subito.

Quali le operazioni più impegnative?

Le verifiche strutturali con l’indagine sulle murature, sulla tipologia dei solai; per raggiungere livelli di sicurezza adeguati abbiamo bisogno di conoscere le caratteristiche delle parti strutturali di tutto l’edificio. Le norme, aggiornate nel 2018, sono molto stringenti e vanno rispettate rigorosamente.

Che tempi prevede per il recupero generale?

Io penso che il progetto verrà depositato a gennaio–febbraio 2019 e quindi spererei di partire a primavera 2019 o nella peggiore delle ipotesi a settembre. Secondo le norme, i lavori dovrebbero durare al massimo 2 anni + 6 mesi + 3 mesi. Ma noi speriamo di fare prima.

A livello turistico è un segnale positivo…

Se la priorità resta consentire il ritorno a casa di chi sta fuori dalla propria abitazione da due anni, anche le riaperture legate al “non residenziale” alimentano la speranza perché significa che delle zone, delle comunità ricominciano a vivere.

Nel Palazzo Bandini ci sono le vestigia di un campo di internamento…

È una testimonianza storica che va conservata e valorizzata. Sono interessate sia l’Anpi che la Regione. Ci sono dei disegni degli internati che dobbiamo recuperare. Se tutto va bene, in quegli ambienti verrà realizzato un museo.

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