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 LA CHIESA ABBAZIALE

LA STRUTTURAFacciata di sera

La pianta della chiesa è a croce latina a tre navate. Misura 70 metri di lunghezza (compreso il portico) e 20 di larghezza. La navata centrale, alta 25 metri, riceve la luce da 8 semplici monofore centinate, oltre che dal rosone della facciata. Le volte originariamente erano tutte a crociera come quella della prima campata vicino alla porta e quella delpresbiterio. Ora invece, da quando l'Abbazia fu saccheggiata da Forte Braccio da Montone, Signore di Perugia nel 1422, la copertura è a capriate. Il presbiterio quadrangolare è illuminato da un rosone più semplice di quello della facciata. Il coro ligneo e la sede del celebrante sono di fattura recente (1995).

Funge da base del nuovo altare maggiore un'ara pagana proveniente dall'antica vicina città di Urbs Salvia, da cui i Cistercensi asportarono molto materiale. L'ara presenta scolpita in facciata una croce, circondata da raggi solari. Queste caratteristiche, proprie delle croci dei Cavalieri del Tempio, detti Templari, farebbero pensare a una presenza di questi cavalieri per l'accoglienza dei viandanti e dei pellegrini. Tale ipotesi è avvalorata da alcuni grafiti rappresentanti cavalli e cavalieri, esistenti negli archi della foresteria.


LO STILE

L'architettura cistercense rispecchia la spiritualità di questo Ordine che, nato come riforma dell'Ordine benedettino di Cluny, ricercava l'autenticità nella povertà, ispirandosi ai Padri del deserto e rifiutando tutto ciò che appariva superfluo. Così anche le chiese cistercensi nascevano spoglie in contrapposizione a quelle cluniacensi che abbondavano in ornamenti e decorazioni.

L'Abbazia di Fiastra fondata da S.Bernardo tramite l'Abbazia di Chiaravalle Milanese, esprime in modo nitido le caratteristiche di povertà, semplicità, essenzialità con evidenti analo

Interno dal fondo

gie alle chiese cistercensi di Lombardia, da cui provenivano i monaci di Fiastra.

In base a tali criteri la chiesa non aveva altri elementi decorativi se non i capitelli, tutti diversi per forma e decorazione, ornati prevalentem

ente cori motivi floreali, agresti o arabescati: gigli, foglie, rosette, rami, pesci, uccelli; ad eccezione di un

drago che inghiotte un serpente, riproducente lo stemma del Duca di Spoleto e Marchese di Ancona, Guarnerio, il mecenate che aveva offerto i suoi beni per la fondazione dell'Abbazia.

Fa eccezione solo la Madonna di Scuola Salimbeni di cui si parla più avanti.


LA FACCIATA

La facciata si presenta semplice con un avancorpo formato da un portico a tre campate - rinnovato nel 1904 e restaurato nel 2010 - con volte a crociera che poggiano su colonne addossate ai muri. E’ illuminato da quattro trifore a colonne binate e ha un bel portale in marmo grigio, terminante in un arco a tutto sesto.

Vi si accede con tre gradini dall'ampio piazzale realizzato nel 1998.

La facciata che termina con un profilo a frontone, è abbellita da un gran rosone e da una fascia di archetti.

Rosone facciata



IL ROSONE

Il rosone di marmo è formato da una raggiera di 12 colonnine agili e slanciate, disposte radialmente, partenti da un nucleo centrale e raccordate tra loro da archi a tutto sesto. A decoro della facciata e dei fianchi vi è un semplice motivo di archetti intrecciati in cotto scalpellato e due file di denti di sega, eseguiti con mattoni posti di spigolo, con inclinazione diversa.


 IL PORTALE

Il portale di accesso alla chiesa, in marmo policromo, alterna pilastri e colonne, con notevole effetto cromatico e plastico; i capitelli sono modellati semplicemente a fogliame accartocciato.

L'INTERNONavata centrale

All'ingresso si rimane subito colpiti dall'armonia di linee e spazi, come pure dall'imponenza e dalla grandiosità della struttura, anche se menomata dagli avvenimenti storici che l'hanno privata di gran parte della copertura originale e del tiburio (la torre campanaria che si innalzava al centro del transetto, caratteristica delle abbazie cistercensii). Semplicità e povertà e anche la luce che penetra dalle monofore accentuan il richiamo alla contemplazione e alla preghiera.

Le arcate con archi a tutto sesto sono sostenute da robusti pilastri quadrilobati sormontati da pregevoli capitelli.

Altrettanti pilastri minori sorreggono gli archi delle navate laterali, dalle volte a crociera liscia, che risultano così raddoppiate rispetto alla navata centrale e danno un'immagine molto suggestiva nello snodarsi delle arcate.



CapitelloPILASTRI E PEDUCCI

Nei pilastri maggiori le semicolonne non partono dal pavimento ma all'altezza di circa mt. 2.50, da mensole o peducci di pietra a forma di cono rovesciato e si ergono addossate a larghe lesene nei cui angoli sono inserite le colonnine da cui partono i costoloni di volta di recente fattura. Nei pilastri intermedi invece la semicolonna si eleva da terra mozza fino all'altezza di 9 metri.

I quattro pilastri dell'ultima campata della navata centrale sono formati da possenti dadi murari lungo i quali si addossava il coro dei monaci, con ogni probabilità sono componenti originali di un primo nucleo della costruzione, come si rileva anche da altre chiese cistercensi.


IL TRANSETTO


Ai lati del presbiterio quattro cappelle, anch'esse quadrangolari, si affacciano sul transetto, i cui bracci, originariamente a una sola campata con una volta a crociera, ora sono divisi da un'arcata rompitratta. All'incrocio della navata centrale col transetto sopra la volta si elevava, secondo l'uso cistercense, la torre campanaria che si suppone fosse molto alta e solenne a imitazione di quella di Chiaravalle Milanese, dai cui monaci questa abbazia fu fondata.

Nel braccio sinistro del transetto c'è la porta che conduce al cimitero dei monaci, ripristinato nell'anno 2000; nel braccio destro invecec'era una porta più piccola che immetteva nella sacrestia e più in alto c'è quella che conduce al dormitorio dei monaci.

OPERE PITTORICHE

 

Solo a partire dal secolo XV, al tempo dei Cardinali Commendatari, si sono aggiunte le poche decorazioni pittoriche della chiesa abbaziale.

A metà parete della navata destra c'è una Madonna col Bambino tra S. Nicola di Bari e S. Sebastiano, del 1539: un affresco senza grandi pregi. Con tutta probabilità si tratta di un ex-voto.

Al terzo pilastro a sinistra della navata centrale è raffigurato S. Amico, monaco converso cistercense: un affresco del 1539 dalle linee essenziali e dal cromatismo elementare.

Nell'ultimo pilastro a sinistra possiamo ammirare un'altra Madonna col Bambino.Madonna con Bambino

Lo stile è il gotico internazionale della Scuola marchigiana della fine del XIV secolo.

Il dipinto è attribuito alla Scuola fratelli Salimbeni da S. Severino. La Vergine siede sul trono finemente intarsiato.

Lo sfondo formato da due archi dà il senso della profondità e l'immagine sembra uscire dal fondo dominando la scena.

La delicata figura della Vergine è curata nei minimi dettagli. Lo sguardo dolce ed espressivo è amorevolmente rivolto a chi la guarda. Il Bambino, vestito di rosso, porta un uccellino nella mano destra, è in piedi sulle ginocchia della Madre e a lei volge lo sguardo.

Nel presbiterio sotto il rosone domina una Crocifissione.

Ai lati in due nicchie, originariamente monofore, S. Benedetto e S. Bernardo, e al suo lato in ginocchio il Cardinale Commendatario, Latino Orsini.

Il Cristo morto col capo chino e il volto sereno dopo l'acerbo dolore, ci viene amorevolmente indicato dalla Madre che, avvolta in un manto nero, volge piangente lo sguardo ai fedeli.

In ginocchio abbracciata con tenerissimo affetto alla croce è Maria Maddalena dai lunghi biondi capelli fluenti lungo le spalle.

L'Apostolo Giovanni a mani giunte fissa addolorato il volto di Gesù.

Da tutti i volti si sprigiona un profondo senso di umanità colta nel momento culminante della morte del Signore.

La scena si apre verso i fedeli per invitarli a partecipare al dolore della Crocifissione. L'affresco, attribuito a Stefano Folchetti - scuola del Crivelli - reca una data leggibile a distanza: 1473.

Sulla parete destra è il grande dipinto seicentesco a tempera, rappresentante S. Girolamo penitente nel deserto, senza particolari pregi artistici.

 

 Le cappelle laterali

Santa Caterina

AnnunciazioneLa seconda cappella a sinistra è dedicata a S. Benedetto.

Vi è rappresentata al centro in alto la scena dell'Annunciazione; a sinistra S. Pietro con i simboli di martire, apostolo e pescatore: la croce, il libro, il pesce; a destra S. Caterina di Alessandria con la ruota dentata, strumento del suo supplizio.

L'opera è attribuita alla Scuola camerinese e in particolare a Girolamo di Giovanni. Vi spiccano la dolcezza e l'umiltà della Madonna, la semplicità e l'umanità nelle altre figure.

La prima cappella a destra è dedicata alla Madonna di Loreto.

Nella volta a botte è rappresentata la scena della traslazione della Santa Casa da Nazareth a Loreto. Il dipinto è attribuito alla Scuola bolognese del XVII secolo.

Il volto della Madonna irraggia mirabile dolcezza. Gradevole l'effetto dell'insieme che si libra lievemente nello spazio.

La seconda cappella a destra è dedicata a S. Bernardo ed è artisticamente la più interessante.

I pregevoli affreschi del secolo XV, attribuiti alla Scuola camerinese, presentano scene della vita dei Santi eremiti Antonio e Paolo.

In fondo a sinistra una figura non facilmente identificabile, forse l'apostolo S. Giacomo. A destra l'immagine maestosa di S. Antonio Abate.

Nella parete destra nel primo riquadro l'incontro di S. Antonio con S. Paolo; nel secondo i due in preghiera e nel terzo S. Antonio seppellisce S. Paolo.

Queste figure di Santi esprimono nella loro povertà e semplicità, ma anche ieraticità, il mistero cristiano della vita e della morte: serenità, luminosità, trasfigurazione.